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Dieta alcalina: filosofia di vita o semplice bufala?

Intervista rilasciata ad Oggi.it il 18 Giugno 2014.
Secondo il guru Robert Young, alcuni cibi hanno il potere di modificare il Ph corporeo e renderci più sani e più forti.
Per altri si tratta di “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza” è il titolo di un convegno appena conclusosi a Perugia.
Titolo che la dice lunga sulla cautela con cui il mondo scientifico e medico guarda a certe novità che oggi, con il vento in poppa di Internet, riescono a conquistare platee con milioni di persone.
Sul banco degli imputati anche la cosiddetta “dieta alcalina” (o “dieta acido-base”), filosofia alimentare che attribuisce ad alcuni tipi di alimenti la facoltà di influire su acidità e pH del sangue, con effetti benefici nella prevenzione e cura delle malattie.
Il padre putativo della teoria è Robert O. Young, visionario con qualche parentesi giudiziaria per truffa ed esercizio abusivo della professione: è stato lui il primo a invocare un necessario equilibrio dietetico tra acidità e alcalinità.

Il messaggio è chiaro e diretto e buca platee mediatiche e librerie: mangiate liberamente cibi “alcalinizzanti” (frutta non frullata, verdura cruda, miele, yogurt magro, fibre) per fortificare i tessuti corporei e creare una sorta di barriera contro virus e batteri.
Da qui un intestino più sano e un potenziamento a livello energetico per tutti gli individui. Funziona davvero così?

Lo chiediamo alla dottoressa Rosa Lenoci, nutrizionista dell’Associazione Biologi Nutrizionisti.
«I presupposti teorici della dieta alcalinizzante risultano assolutamente infondati – commenta l’esperta -. Il Ph del sangue presenta sempre, tranne che in gravi patologie, valori molto stabili (7,35-7,45) ed è impensabile che possa essere modificato, secondo le contemporanee conoscenze fisiologiche, dalle variazioni dietetiche».
L’Academy of Nutrition and Dietetics riconosce gli aspetti positivi, derivanti dall’assunzione di vegetali, specialmente se crudi. La dieta del Ph però prevede anche che gli alimenti acidificanti (carne rossa, interiora, latticini, legumi, alcol, cioccolato, arachidi, verdure cotte, grassi, uova e cereali) vengano limitati al 20% della propria alimentazione.

Ridurre in modo così drastico la quota di grassi e proteine è davvero positivo?

«Numerosi studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che una dieta ricca di frutta e verdura e povera in carni rosse rappresenti un fattore protettivo nei confronti di diverse patologie – chiariche la dottoressa Lenoci -. Al contrario non vi è alcuna evidenza scientifica né alcuno studio validato circa il vantaggio nell’esclusione di almeno alcuni dei così detti “alimenti acidificanti”».
L’idea che la natura possa riparare naturalmente il corpo è alla base anche della cosiddetta “dieta senza muco”, che rientra in un vero e proprio sistema di vita ideato all’inizio del ‘900 da Arnold Erhet.
Messi al bando tutti i farmaci come elementi considerati tossici, la dieta senza muco parte dal presupposto che ognuno possa sviluppare un “processo naturale con il quale il corpo ripara se stesso”. Per fare questo bisognerebbe nutrirsi in modo tale da eliminare “depositi di materiali fermentati, tossine, veleni, sostanze chimiche estranee, il muco e tutto quanto non appartiene alla composizione naturale del corpo”. Anche in questo caso, frutta e verdura cruda sono gli elementi cardine della dieta, che mette al bando produzioni industriali ma anche proteine e grassi per far sì che germi, batteri e virus non attecchiscano in un “terreno fisiologico pulito”.

Nel 2014 quanta rilevanza scientifica possono avere queste teorie?

«Il metodo scientifico prevede una precisa modalità per raggiungere una conoscenza oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile della realtà – prosegue la nutrizionista. Questo si traduce, nel linguaggio scientifico contemporaneo, nella necessaria dimostrazione di un rapporto causa-effetto tra l’esposizione ad un fattore protettivo (“dieta senza muco”) e l’effetto benefico derivante. Inoltre è indispensabile un attento studio statistico effettuato su un vasto campione di dati per verificarne la significatività. Ad oggi non esiste alcuno studio scientifico validato circa l’efficacia della ”dieta senza muco” nella protezione da patologie di alcun tipo».


Meglio leggersi il libro di Erhet o rivolgersi a un nutrizionista?

«Come scrisse Nicolàs Gòmes Dàvila, “I libri non sono strumenti di perfezione, ma barricate contro il tedio”. Chi ha la necessità di farsi seguire in un percorso di nutrizione è bene che si rivolga ad un professionista».

Silvia Nava


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