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Cibo & Filatelia: il cioccolato

Una collezione sul tema “Cioccolato” esordisce a Macomer nel 2011 alla sezione del Campionato cadetti e ottiene il premio lusinghiero Vermeil grande; nel 2012 nella finale di Milanofil la stessa collezione ottiene il titolo di Campione Italiano nella categoria minicollezioni.
La storia e le trasformazioni del cioccolato sono raccontate attraverso i francobolli da Giuseppe Salvatore, ex Direttore delle Poste di Sassari Centro, collezionista dall’età di 15 anni.
Nella sua raccolta spicca il foglietto francese che raffigura un’intera tavoletta di cioccolato.
Il cioccolato arriva in Francia nel 1609 e dopo 400 anni le Poste Francesi emettono una edizione limitata di francobolli a tema: una tavoletta in cui ogni francobollo illustra un differente episodio della storia del cioccolato e, incredibilmente, ne ha la fragranza.
Il cioccolato si diffuse in Occidente per opera degli Spagnoli. Coltivato fin dai tempi dei Maya e degli Aztechi, è stato utilizzato dalle popolazioni centroamericane come bevanda tonificante, spesso mescolata ad altre spezie.
Solo grazie alla bolla papale di Pio V, che nel 1569 ne legittimò l’uso, il cioccolato venne ufficialmente consumato, soprattutto nei periodi di digiuno.
In Europa si diffuse soprattutto tra i ceti aristocratici. Nel corso del tempo venne anche associato all’uovo, simbolo di perfezione e immortalità, dando origine alla tradizione pasquale.
Fu immesso sul mercato nel 1847 da una ditta inglese, la Fry and Son; successivamente lo svizzero Rudolf Lindt introdusse le tavolette di cioccolato, che ebbero larga diffusione durante la seconda guerra mondiale, quando costituirono uno degli alimenti in dotazione delle forze armate americane.
Negli anni quaranta un manifesto pubblicitario della Nestlè riportava il seguente messaggio: «Il cioccolato fornisce la più grande quantità di nutrimento nel volume più piccolo possibile».
Non si sbagliava: 500-600 Kcal per 100 g di prodotto.
Il valore nutritivo dipende dagli ingredienti, che in genere sono costituiti da zuccheri semplici (saccarosio 40-70% circa), da lipidi (30-45% circa) e protidi (5-9% circa).
Il cioccolato a base di latte apporta inoltre buone quantità di calcio, fosforo e in genere il contenuto di ferro e potassio non è trascurabile. Apporta piccole quantità di un alcaloide, la teobromina, responsabile degli effetti stimolanti del cacao.
La presenza della feniletilammina contenuta nel cioccolato sembra essere associata alla diminuzione del fenomeno della depressione con un’influenza positiva sull’umore degli esseri umani.
In commercio esistono varie tipologie: cioccolato propriamente detto, costituito da pasta di cacao (non meno del 32%), saccarosio e aromi vari (vaniglia, ecc.). Può contenere anche piccole quantità di burro di cacao (almeno il 18%) e di lecitina come emulsionante;
cioccolato al latte costituito da pasta di cacao (28%) generalmente ottenuta da varietà di colore chiaro, burro di cacao, polvere di latte intero e saccarosio;
cioccolato gianduia prodotto con l’aggiunta di nocciole tostate, noci o mandorle finemente tritate (20-40%);
cioccolato bianco costituito da latte, saccarosio e burro di cacao;
cioccolato ripieno 25% minimo del prodotto costituito da cioccolato,il ripieno non può essere costituito da biscotti, altri prodotti di pasticceria o da gelato;
cioccolatino o pralina prodotto delle dimensioni di un unico boccone;
cioccolato extra 43% minimo di cacao, 26% minimo di burro di cacao.
Per approfondimenti: Z. Ciuffoletti – Dolceamaro: storia e storie dal cacao al cioccolato – Fratelli Alinari, 2003
P. Paradisi, G. Castelli – Scienza e cultura dell’alimentazione – Mondadori Education, Le Monnier, 2012

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